5 Riprese: «Non avvicinarti! Il primo Mosè, colui che liberò gli ebrei dall'Egitto, era un egizio, fanatico della religione monoteista fondata da Akhenaton, seguace dunque, di Aton, dio misericordioso, che decise di partire in una terra dove il suo credo non fosse perseguitato, così come invece succedeva in Egitto, conducendo con sé il popolo semita e alcuni seguaci egizi. Egli si mise in seno la mano e poi la ritirò: ecco la sua mano era diventata lebbrosa, bianca come la neve. È un uomo mansueto[26], paziente col suo popolo, benché non esente da forti momenti d'ira, come quando punì gli israeliti a seguito dell'adorazione del vitello d'oro. I due profeti non acconsentirono e il sovrano, il cui cuore ancora una volta fu «indurito» dal Signore, cacciò via Mosè minacciando di ucciderlo[51]. Il faraone intanto si pentì di aver lasciato partire gli israeliti, e così anche i suoi ministri. I libri della Torah, che la tradizione israelitica attribuisce a Mosè, hanno (eccetto la Genesi) il profeta come protagonista: Secondo i testi biblici, il nome Mosè significherebbe salvato dalle acque a ricordo del suo miracoloso ritrovamento nel Nilo e difatti l'ebraico Moshè ha un'assonanza col verbo che significa trar fuori, benché tutt'oggi la maggioranza degli studiosi preferisce credere che il nome derivi dalla radice egizia Moses, che significa figlio di o generato da come possiamo ad esempio vedere negli egizi Thutmosis (figlio di Thot) o Ramses (figlio di Ra). Il profeta infonde coraggio agli israeliti durante il passaggio del mar Rosso e durante la peregrinazione nel deserto, facendosi portavoce fra l'uomo e Dio, chiedendo a quest'ultimo il cibo e l'acqua per il suo popolo. La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 183. L'epica giudaica collegata a questi avvenimenti sarebbe stata messa per iscritto, secondo la teoria più accreditata sulla formazione della Torah, nel primo periodo del regno, X secolo a.C. (tradizione jahvista), quindi rielaborata nel regno del Nord nell'VIII secolo a seguito della divisione del regno (tradizione Elohista), fino a raggiungere la sua versione definitiva nell'VII secolo a.C. ad opera di alcuni sacerdoti del regno del Sud (tradizione Deuteronomista) nell'epoca di poco precedente la deportazione, sotto il regno di Giosia, per enfatizzare le proprie caratteristiche religiose[8]. Mentre l'ipotesi più certa è che Mosè sia stato un cortigiano di Akhenaton, e dunque fu certamente seguace del culto di Aton; questa ipotesi è suffragata dalla data di nascita[95] di Mosè secondo la tradizione il 7 Adar 2368 (corrispondente agli anni tra il 1391-1386 a.C.) che lo fa un contemporaneo del faraone Akhetaton vissuto nel XIV secolo a.C. Secondo il celebre padre della psicoanalisi, Mosè non era in realtà un solo uomo, che liberò gli israeliti e li condusse alla Terra Promessa, bensì due persone differenti. Questi, durante il viaggio nel deserto, uccisero il loro maestro, e quindi il primo Mosè. Comandò inoltre di commemorare quel giorno nei secoli a venire attraverso la festa della Pesach. A complicare ancora le cose, il suocero di Mosè è chiamato Ietro in Es3,1; 4,18; 18,1". Fra di essi vi era anche Giosuè, futuro successore di Mosè. Venne così forgiato un vitello[Nota 17] d'oro al quale gli israeliti sacrificarono e attorno al quale fecero bagordi. 3 Riprese: «Gettalo a terra!». 9 Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l’oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. Gli ebrei si radunarono nelle proprie abitazioni per festeggiare la festa della liberazione. Mosè stese dunque il bastone verso il cielo e, per tre giorni, il paese d'Egitto venne oscurato e le tenebre erano talmente dense che nessuno riusciva a muoversi. Si descrive con ampiezza il periodo degli Asmonei: un potente re dell'Occidente conquisterà la terra, ma Israele con l'aiuto di Dio riuscirà vittorioso su Roma; quindi verrà il giorno finale. Rimise in seno la mano e la tirò fuori: ecco era tornata come il resto della sua carne. Per risolvere la questione, Mosè ordinò a costoro di presentarsi, accompagnati dai loro incensieri, davanti alla Dimora. Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese». Disse Dio… Tornato da Ietro, Mosè narrò ciò che era accaduto e chiese il permesso di partire con la moglie ed il figlio verso l'Egitto, mentre secondo un'altra tradizione partì invece da solo[Nota 10]. Anche se cresciuto dalla figlia del Faraone, mantenne i propri costumi ebraici e fu salvato miracolosamente dalla morte quando, catturato dai soldati del faraone, fu condannato alla decapitazione, ma il suo collo «divenne duro come marmo». La completezza dell'Informazione è nell'interesse di tutti. Tra queste due posizioni si collocano alcuni studiosi, tra cui Israel Finkelstein[Nota 2], che pur negando la verità storica della relativa narrazione biblica, la considerano la mitizzazione di un confronto attinente a una cronologia più bassa (a partire dal VII secolo a.C.) della storia d'Israele, ovvero dello scontro tra il re Giosia e il faraone Necao II, ritenendo quindi che i suoi protagonisti non siano che la risultante scaturita da quella che potrebbe essere chiamata pia tradizione. Il luogo di sepoltura di Mosè venne celato da Dio dalla sua morte sino ai giorni nostri per evitare che si compiesse idolatria nei suoi confronti: si racconta che alcuni uomini cercarono di trovarlo e, giunti nei suoi pressi e spostatisi ripetutamente dalle cime di un monte a quelle di un altro, vennero disorientati sino al punto di pensare ogni volta di essere tornati allo stesso punto di partenza. Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. 2Levato l’accampamento da Refidim, arrivarono al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte. Per il Nuovo Testamento Mosè è il legislatore attraverso cui Dio ha parlato, e quindi è il fondatore dell'ordinamento salvifico veterotestamentario. Per l'episodio nel peccato del vitello d'oro, la Torah spiega, Mosè chiese a Dio perdono per il popolo dopo che Dio gli offerse la possibilità di distruggerlo tutto e favorire la discendenza di Moshè come continuità di Israel; Dio poi perdonò il popolo come Mosè chiese. Secondo la tradizione islamica, il suo nome, Mūsā, deriverebbe da due parole egizie: Mosè predica in Egitto, come Akhenaton 50 o 100 anni prima, una teologia monoteistica; Mosè ha, nel racconto biblico, una nascita assolutamente leggendaria; un nome del dio ebraico (Adonai), ha la stessa radice del dio solare (Aton) di Amenofi IV; l'arca dell'alleanza degli ebrei presenta forti somiglianze con la "barca degli dei" dei templi egizi, circondati da cherubini con ali spiegate. Da lì spedì dodici uomini, rappresentanti di ciascuna tribù, in ricognizione. Per il semplice fatto che egli è divenuto una figura carismatica e leggendaria, la sua vita si uniforma al modello di tanti eroi»[20]. Anzi sta venendoti incontro. (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 277. I maghi questa volta non riuscirono neppure a presentarsi di fronte al faraone[48]. La minaccia si allontana immediatamente non appena l'ordine viene ristabilito: fu la stessa Zippora a eseguire su Gherson l'operazione rituale e dopo a porre sul pene di Mosè il prepuzio del figlio, simulando la circoncisione per salvarlo dalla collera divina[Nota 11]. Gli studiosi dell'interconfessionale Bibbia TOB evidenziano in tal senso "l'epopea che si raccontava in Oriente intorno a Sargon di Akkad, grande conquistatore mesopotamico del sec. Di fronte a questo ennesimo rifiuto, una pestilenza uccise tutto il bestiame degli Egizi. Quando, per salvare e difendere un israelita, uccide un egizio, fugge nel deserto, in quanto la notizia diviene prestissimo di dominio pubblico. Il tema della nascita di Mosè, anche secondo autorevoli studiosi cristiani, si colloca tra le "narrazioni dell'infanzia di uomini famosi", sia reali che mitologici, ovvero "storie di nascita e giovinezza che sono state plasmate in retrospettiva dopo che i soggetti erano diventati famosi"[Nota 8]. Non sono forse io, il Signore? La ragione che ne emerge è il fatto che egli aveva ritardato, per suo figlio e forse anche per sé, il rito della circoncisione, segno fisico dell'Alleanza stipulata da Dio con la stirpe di Abramo[37]. Mosè possedeva anche i seguenti nomi propri[98] ma egli decise di mantenere come principale Mosè anche per gratitudine alla figlia del Faraone[99] che questo scelse: Fra gli scritti della tradizione ebraica non canonica possiamo ricordare, oltre al "Libro dei Giubilei", trascritto nella comunità degli esseni, l'apocrifo "Ascensio Mosis", la cui prima parte, detta propriamente "il Testamento di Mosè", comprende il discorso profetico di congedo rivolto da Mosè al suo successore Giosuè sul futuro destino di Israele e sulla fine dei tempi. Impose quindi agli Ebrei i lavori forzati per opprimerli. anche, Midrash Rabbah, Ki Thissa, XL. Mosè trattò con loro una resa onorevole e tutti coloro che garantivano pace e alleanza per il futuro poterono mantenere i loro ruoli di comando, mentre venne allontanato chi fomentava guerra e ribellione.

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